Dopo la prima uscita con la pulizia del Faêt, abbiamo inaugurato anche la stagione delle gite “fuoriporta”. A dirla tutta il tempo non era proprio dalla nostra, ma com’è ben risaputo “prima gita bagnata, stagione fortunata.”
Ed eccoci gli intrepidi, pronti a tutto, certo quegli ombrellini fanno poco montagna ma non fatevi ingannare dalle apparenze, i nostri son dei duri….
Partiamo e dopo pochi minuti arriviamo al primo bivio che indica i nostri due obiettivi domenicali…
Ci avviamo prima alla volta di Tamar, dove, dopo una breve salita, ad attenderci troviamo un bellissimo rifugio e Renato Miniutti, esperto della zona, che ci autografa anche una copia del suo libro in cui racconta la storia di questi paesi e la magia dei loro sentieri.
Quindi ripartiamo alla scoperta del paesaggio locale…
E in lontananza si comincia anche ad intravedere Palcoda.
Imbocchiamo la discesa che ci porta al torrente Chiarzò
che i nostri prodi dovranno attraversare un paio di volte, e c’è chi è più piccolino e si deve arrangiare a modo suo
e chi invece con una sola falcata lo affronta con disinvoltura.
I capigita raggiungono la segnaletica per Palcoda, ma propongono di fare una breve deviazione per andare a vedere il “Pisulat”,
location adatta per “nuove sirenette” e autoscatti acrobatici.
Ma bando alle ciance è ora di risalire, così prendiamo la direttissima e arriviamo a Palcoda, paese abbandonato nel 1923 e in seguito rifugio dei partigiani.
Sarà per le condizioni meteo, sarà per il silenzio, ma di certo l’atmosfera suggestiva qui non manca.
S’è però fatta l’ora e quindi raggiungiamo l’adiacente rifugio per ristorarci un po’, come sempre cibo e liquidi non mancano.
E dopo esserci ben ben rifocillati, ci dedichiamo alla scoperta di quel che resta del paese.
Nel frattempo la pioggia è cessata del tutto e riprendiamo quindi baldanzosi l’anello per rientrare alla base.
Prima però è arrivato il momento di svelarvi cosa si nasconde dietro alla famosa roccia…
ma come non lo avete capito?? Si tratta di un leone.
Anche se c’è stato chi lo ha identificato in un punto, ecco diciamo un pochino sbagliato…
Il percorso ora si snoda in una tranquilla discesa che ci permette di rodare un poco le gambe.
Partiti con la pioggerellina, siamo rientrati con un timido sole di marzo. Un ringraziamento speciale a Emiliano: se non fossi arrivato tu, forse qualcuno sarebbe tornado “sotto coperta”.
Per questa volta è tutto e mi raccomando….TORNAIT!!!!



























