Nella domenica 7 luglio, un manipolo di valorosi camerati, sprezzanti ed impavidi dinanzi ai capricci metereologici che tentarono di vanificare i loro severi sforzi, alle ore otto della mattina raggiunsero e conquistarono la cima fulgida e brillante dell’Italico Cevdale. Anche lo spirito della montagna dovette riconoscerne la determinazione e l’innata voglia di posare gli scarponi su quelle candide nevi sommitali graziando l’eroico gesto con un soffio liberatore che si portò via nebbie e nuvole. Solo il silenzio del mondo regnava, rotto unicamente dalle parole di giubilo dell’eroico manipolo di uomini e donne figli e figlie di un unico pensiero cameratesco: cima o mort… acci sua!
Per i diciannove la via del ritorno fra i mortali fu lieve e bagnata dai dorati nettari offerti con parsimonia e freddo calcolo economico dagli esercenti locali.
fonte: Istituto Pùce
Tre giorni di tempo magnifico, molta neve e superba gastronomia.
Un grazie particolare ai capocordata Andrea, Daniele, Fabrizio, Lorenzo e Mauro.






































